Mare bene comune

Mare bene comune

Il mare bene comune, lo dice la Costituzione Italiana ma fa eccezione Pozzuoli.

Legge 27 Dicembre 2006 n°296 art.1, comma 251.

Petizione non approvata.

Riproponiamo questo video effettuato da liberi cittadini a dimostrazione di quanto siano ostili e non rispettosi della legge i titolari degli stabilimenti balneari situati sul litorale Flegreo.

https://www.youtube.com/watch?v=PHbgpyh–fE

Da anni siamo abituati a discettare su temi assai altisonanti, come la “valorizzazione del nostro mare”, o sul recupero del nostro splendido affaccio a mare: la politica  si è baloccata con parole magiche e con ipotesi di rilancio spesso assai poco percorribili, se non sulla carta.

Dibattito Pubblico ITCG Pareto

Con  invidia possiamo far volare la mente a politici di ben altro spessore umano e qualitativo, come Italo Falcomatà che a Reggio, anni fa,  si impose sulle beghe locali e dei partiti e pretese dal Governo nazionale l’interessamento immediato per liberare quel “chilometro più bello d’Italia” che altro non è che l’affaccio sullo Stretto di Messina. In sua memoria la città di Reggio Calabria gli ha intitolato il lungomare. A noi non è stata possibile questa strada. A noi è stata data la strada dei comitati, dei tavoli tecnici, dei politici e politicanti che per anni, sul degrado e sulla incuria del nostro splendido litorale hanno costruito fortune politiche, e del disinteresse generale sul tema. Assistiamo da decenni a privatizzazioni (pubbliche e private) di sempre più ampi spazi di spiaggia.  Porzioni di litorale che vengono precluse alla fruizione collettiva, sottratte alla pianificazione territoriale, alla vocazione potenzialmente turistica.

Accesso regolamentato solo per chi ha le possibilità economiche per farlo e spazi sempre più ridotti per i tanti, liberi cittadini, che hanno minori possibilità?

Negli ultimi anni si è posto il problema di come coniugare l’esercizio delle attività gestite dagli imprenditori del settore balneare, titolari della concessione traslativa (sulle concessioni traslative vedi Luca R. Perfetti, Corso di Diritto Amministrativo, CEDAM, 2008, pag. 358 e ss), ottenuta mediante procedura ad evidenza pubblica, con il diritto di ogni cittadino a sostare e passeggiare sulla spiaggia senza essere obbligato ad utilizzare i servizi o a dover pagare l’ingresso allo stabilimento per poter raggiungere la spiaggia.

In effetti la spiaggia è un bene demaniale deputato all’uso promiscuo di ogni persona per cui una limitazione irreversibile comprimerebbe un diritto ed una libertà non tollerabile dall’ordinamento.

Sul punto è intervenuta la legge finanziaria del 2006 che, all’art.1 comma 251, ha stabilito che “…..è fatto obbligo per il titolare delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione…”.

Questa norma costituisce in capo ad ogni consociato un vero e proprio diritto di accesso e transito alla battigia non compresa nell’area sottoposta a concessione imponendo al titolare della concessione un obbligo di pati, ossia di subire il passaggio del soggetto non interessato a sostare nello stabilimento, e un obbligo di fare, ossia di porre tutte le condizioni materiali e logistiche idonee a garantire il passaggio verso la spiaggia non sottoposta alla “spada concessoria”.

 

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