Borgo medioevale di Prata inferiore

Borgo medioevale di Prata inferiore

Borgo

Il Borgo medievale è arroccato intorno al castello e poggia su un costone di roccia che si affaccia a dominare la valle dove scorre il fiume Lete; è circondato da mura con torri che hanno sfidato il tempo giungendo a noi quasi intatte, soprattutto nel alto est, verso il fiume Lete. Le più antiche notizie storiche risalgono a prima dell’anno 1000, ma l’abitato raggiunse la massima estensione nel 1500. Infatti, poco prima dell’anno Mille, durante l’epoca longobarda, a seguito della distruzione di Prata Piana da parte dei Saraceni, nell’anno 863 gli abitanti superstiti decisero di stabilirsi in un rifugio più sicuro e difendibile. Lungo le stradine, strette e tortuose, con gradini scavati nella roccia che permettono di percorrere il Borgo a piedi in lungo e in largo, le abitazioni crebbero addossate le une alle altre, per assecondare la conformazione del suolo e per rispondere ad una precisa esigenza: quella di adottare una miglior difesa e contenere gli spazi nella cinta muraria. Esse furono costruite ad un piano o su due e in pietra locale. Tra le case basse e piccole, alcune scavate nella roccia, spiccano case più alte, “case torri”, simbolo della potenza delle famiglie più ricche.

Il Borgo era controllato tutt’intorno da castelli e torri di avvistamento dei paesi vicini e l’intero complesso è tuttora racchiuso nella cinta muraria, la prima di epoca longobarda, intervallata da torri cilindriche, e in essa si aprono le quattro porte di accesso all’abitato: “Le Portelle”, che parte dal castello ed immette nel cuore del Borgo dove è ubicata la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, sulla cui facciata si osserva un portale di stile gotico realizzato in pietra locale e sormontato da un rosone romanico. All’interno della Chiesa è ammirabile un fonte battesimale in pietra scolpita. È costituita da una sola navata. Le altre porte di accesso al Borgo sono: “Porta Santi Ianni”; “Porta di Lete”, che giunge alle pendici del costone di roccia e conduce lungo il letto del fiume Lete; “Porta di Rotta Cupa”.

Il Borgo si collegava, un tempo, ai paesi vicini attraverso lo splendido ponte sul fiume Lete, di epoca romana, costruito nella tipica forma a “schiena d’asino” che possiamo ammirare per la sua bellezza ancora oggi dato che è rimasto praticamente intatto.

Castello di Prata Sannita

Dal 1984 il Castello é sottoposto a vincolo con decreto del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali.

Il primitivo impianto del complesso monumentale risale all’anno Mille; di questa costruzione non se ne trova alcuna traccia: l’aspetto attuale del castello è quello trecentesco, tipico dell’architettura angioina. Nel corso del IX secolo nacque il borgo come vero e proprio agglomerato fortificato: a causa delle continue invasioni, infatti, la popolazione si trasferì su un’altura difficilmente accessibile. Al fine di rendere ancora più sicura la difesa del borgo, vennero costruite le torri e la cinta muraria e, nello stesso tempo, i signori longobardi costruirono il primo nucleo del castello che venne ampliato, fortificato e ristrutturato nel secolo XIV, sotto la dinastia dei conti Pandone.

Le famiglie che si sono succedute nel possesso del castello e della Baronia e che hanno dato lustro a alla terra di Prata furono i Villacoublay, i Capuano, i Sanframondo e i Pandone. Nel 1500 il feudo passa alla famiglia Rota e nel 1600 alla famiglia Invitti che lo detennero fino al XIX secolo per poi giungere fino alla Famiglia Scuncio che lo detiene da oltre centocinquanta anni. Dall’aspetto, maestoso e solenne, traspare l’architettura militare angioina con le sue quattro torri cilindriche che superbamente si elevano al cielo: da esse, dalla mole dell’edificio dai cui spalti si domina buona parte della Media Valle del Volturno, e dalla struttura solidamente fortificata, si può dedurre che il castello ha avuto un ruolo militare strategico, soprattutto dal punto di vista difensivo. Nel corso degli anni il Castello subì numerose trasformazioni ma, quando venne meno la funzione difensiva, nel castello si istituì una scuola che insegnava le buone maniere, la cortesia, il nuovo concetto dell’amore. Ciò per uniformarsi alle nuove concezioni sorte in Francia, diffusesi gradatamente in tutta Europa e, di conseguenza, in Italia.

Il primo piano, adibito ad abitazione dai proprietari, reca più evidenti i segni degli interventi di modifica realizzati nel tempo, come rivelano alcune incongruenze negli attacchi alle murature. I due ampi vani, posti sotto il cortile e privi totalmente di copertura, mostrano gli accorgimenti difensivi predisposti al momento della costruzione del castello: il cammino di ronda che collegava le due torri maggiori, le tracce del tetto che correva internamente alle mura stesse, la scala interna alla torre Nord, sostituita da una scala a vista di cui rimangono tracce ben visibili. Tuttora sulle pareti di una delle torri adibita a prigione si possono vedere dei graffiti che raffigurano il sole, fiori, uccelli ecc. incisi nei momenti di disperazione e sconforto dai condannati ivi rinchiusi.


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