Monachelle – Bene Comune ab origine

Al Sindaco del
Comune di Napoli

All’Assessore al Patrimonio
Alessandra Clemente
Napoli

Ai Consiglieri del Comune di Napoli

p.c. All’Osservatorio sui Beni Comuni

Monachelle – Bene Comune ab origine

La storia dell’Istituto Vittorio Emanuele III, poi Istituto Tommaso Astarita, poi Convitto Femminile San Paolo (denominazione la cui origine non è stata ancora rintracciata in atti ufficiali), ma conosciuto e frequentato col nome di “Monachelle”, prova inconfutabilmente che l’edificio e le aree di pertinenza sono state per oltre sessant’anni utilizzate per finalità sociali

Sin dalla donazione, 5 maggio 1924, la destinazione d’uso fu imposta dai donatori e accettata dai riceventi, con il vincolo di adibire il complesso di edifici, cui era annessa la casa del custode e alcune aree scoperte, a cure marine di fanciulli e fanciulle abbandonati di Napoli, e vi fu aggiunto un ulteriore vincolo, la denominazione, che nella sua estensione rafforzava gli intenti dei donatori:”Istituto Tommaso Astarita per cure marine a favore dell’infanzia abbandonata”. Gli scopi sociali furono in tal modo ribaditi in maniera inequivocabile.
Finalità sociali coerentemente perseguite fino al 1980, (vi sono numerose fotografie e registrazioni vocali di ospiti dell’istituto che possono testimoniarlo).

Nelle immagini: Grand Ufficiale Tommaso Astarita – Facciata Asilo Vittorio E. III Colonia Tommaso Astarita – Stefania Astarita in visita presso l’ex asilo.

A seguito di numerosi provvedimenti legislativi, che non menzioneremo perché ininfluenti, il complesso pervenne al Comune di Napoli, in attuazione della legge regionale 11 novembre 1980 n. 65, con provvedimento della Giunta Regionale della Campania n. 7287 del 10 aprile 1981, con delle prescrizioni che ne assicurino la finalità sociale: “Il Comune di Napoli subentra all’Ente soppresso in tutti i rapporti giuridico-patrimoniali, con l’osservanza delle modalità, dei limiti e delle condizioni di cui agli artt. 4, 5, 6, 7 e 8 della legge regionale 11.11.1980”. Ovviamente le modalità, i limiti e le condizioni ivi indicati si sommano ai vincoli della donazione. In breve, l’art. 4 prescrive: “per quanto possibile, il rispetto dei fini originari”; l’art. 5: “Il patrimonio immobiliare . . . conserva la destinazione a servizi sociali”; l’art. 6 dispone l’associazione tra Comuni per garantire la continuità delle prestazioni. A questi vincoli si aggiungono quelli della Direzione Generale dei Beni Culturali che raccomanda di “non menomarne la pubblica fruizione”. Come non citare, in quanto provvedimento dello stesso Consiglio Comunale, l”esito della mozione proposta dai Consiglieri Laura Bismuto e Luigi Felaco, nella seduta del 29 novembre 2018, approvata dal Vice Sindaco Enrico Panini (“si possono coniugare educazione, cultura e usi civici”), nonché dai Consiglieri Coppeto, Santoro, Pace e Frezza.

Questo breve escursus è già da solo sufficiente a dimostrare che il complesso “monachelle” è un Bene Comune ab origine. E’ nato con questa connotazione e l’ha mantenuta fino a quando non è caduto nelle mani di una amministrazione che nei decenni passati era più intenta alle speculazioni edilizie che ad assicurare servizi ai cittadini indigenti.

In ogni caso, in presenza di un quadro normativo così eloquente cosa ha fatto il Comune di Napoli per poter vantare oggi il diritto di proprietà esclusivo su di un bene abbandonato per 37 anni?
Come ha assicurato il rispetto dei fini originari? Come ne ha assicurato la denominazione se il complesso, non si sa come, viene denominato Convitto Femminile San Paolo? Per impulso di chi è stato superato lo stato di abbandono e si è provveduto ad una parziale ma possente bonifica dei luoghi che ne ha permesso la ripresa delle attività sociali?
Se lo stesso Sindaco De Magistris è venuto a Monachelle e ha constatato la ripresa delle attività a opera di un folto gruppo di abitanti e cittadini dei quali ha tessuto le lodi e riconosciuto meriti, a quale titolo oggi, non sappiamo ancora chi all’interno del Comune di Napoli, pretende di accampare ancora diritti al punto da organizzare l’espulsione manu militare dei membri della comunità che, in funzione sussidiaria, hanno assicurato la continuità dei servizi?

Alla luce delle delibere del Consiglio Comunale (24/2011 – 8/2012); di quelle di Giunta, delle quali ben quattro sono state approvate anche dall’attuale assessore al Patrimonio Alessandra Clemente, tutte finalizzate al “radicamento di nuove governance”, alla “promozione di pratiche di cittadinanza attiva”, al sostegno a “processi di sperimentazione che garantiscano un governo pubblico, partecipato e diffuso, di servizi pubblici, beni comuni e di utilità collettive”, numerosi cittadini, che per diversità di esperienze, di età, di provenienza geografica, capaci di offerte di servizi sociali nei più svariati campi: artistici, sportivi, culturali, artigianali, diedero vita, senza neppure deciderlo, ad una comunità, Comunità Monachelle, offrendo servizi e utilità alla cittadinanza ininterrottamente fino all’8 marzo, data del c.d. Lockdown. Sin dal primo giorno di attività hanno iniziato un percorso di sperimentazione di gestione e di uso civico della struttura e delle aree esterne dell’Istituto Astarita conforme alle delibere e alle ordinanze appena citate e hanno tuttora in corso tavoli di lavoro, in stretto contatto con l’Osservatorio sui Beni Comuni, organismo istituito dal Sindaco con propria ordinanza, per la scrittura di una dichiarazione di uso civico e collettivo del bene.

Vi sono tutti gli elementi, allo stato, per riconoscere la natura intrinseca di Bene Comune dell’Istituto Tommaso Astarita e per conferire alla Comunità Monachelle dei diritti sul bene per averlo riportato in vita e per avere svolto in forma sussidiaria, stante l’assenza, il disinteresse e l’abbandono da parte del Comune di Napoli, molteplici attività su basi volontarie e gratuite in continuità con le finalità della donazione, cui hanno partecipato cittadini non solo della città di Pozzuoli ospitante ma anche di altri comuni della Provincia di Napoli. Non è più possibile, quindi, negare il lavoro svolto fino ad oggi per restituire ad uno storico istituto, in vita grazie alla lungimiranza e magnanimità di un illustre ed illuminato esponente della migliore società napoletana, la dignità che merita.

La Comunità Monachelle ha ulteriori idee praticabili per incrementare l’uso sociale del bene e ritiene che per le caratteristiche peculiari che gli sono proprie, “Bene Comune ab origine”, il bene sia nella disponibilità del Comune di Napoli non per ragioni di cassa ma per rispettarne i vincoli posti dal donante, dalla Regione Campania e dalle altre autorità che si sono in tal senso espresse (Ministero dei Beni Culturali );
ribadisce la disponibilità al dialogo e alla ricerca di soluzioni nel rispetto delle norme richiamate, sollecitando nuovamente l’invito a costituire un tavolo di confronto e di lavoro con il Comune di Pozzuoli e la stessa Comunità Monachelle per definire strategie di intervento, di ricerca di finanziamenti e di altre soluzioni che rispettino la destinazione d’uso del bene e la continuità delle attività da parte dei cittadini e dei membri della Comunità;
non tollera, perché non necessari, interventi militari che non rappresentano altro che una dimostrazione di incapacità di affrontare e risolvere i problemi, una scarsa e deludente concezione dei principi di democrazia e l’arroganza di potere che ne consegue.

Qualunque sia l’esito di questa vicenda, i membri della Comunità continueranno le loro attività, se occorre, su altri percorsi. La fruibilità del luogo per loro è solo un aspetto secondario, quello principale è legato alla portata e ai significati connessi alle definizioni di bene comune.
Chi perde è questa amministrazione che contraddice se stessa e ne esce senza onore.

Nonostante ciò, la Comunità Monachelle che, si ribadisce, non è un organismo organizzato con responsabili e figure apicali, ma un insieme di cittadini che si compongono e scompongo secondo le iniziative da attuare, confida ancora in un sussulto di coerenza con la politica normata e sbandierata fino ad oggi e rinnova l’invito ad un incontro al più presto possibile per definire delle soluzioni che soddisfino, a giudizio degli scriventi e di parte dei consiglieri comunali, le convergenti esigenze.

Pozzuoli, 2 giugno 2020

                                                                      

Comunità Monachelle

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: