Dopo di me e senza di me

Le preoccupazioni e gli eventi che spaventano le famiglie.

Un’indagine che vorrei far arrivare ai disabili e alle loro famiglie. Con l’espressione “dopo di me” si rimanda al futuro delle persone disabili quando saranno sole, senza l’aiuto dei genitori e dei familiari, quali saranno le fonti di aiuto e di sostegno?

Vorrei creare una “rete” di riferimento dei familiari sia nel presente (quindi nella cura di ogni giorno), sia nel futuro, quindi in prospettiva come soluzione per il “dopo di me”.

Scrive Salvatore Mollo, dei Laboratori di Falegnameria Sociale, pronto a mettere a disposizione del progetto, a titolo gratuito, la manodopera.

L’idea: unire genitori, familiari, associazioni costituite da familiari, ma anche servizi, cooperative, associazioni di volontariato e altri attori, che saranno impegnati ad elaborare strategie e soluzioni per dare vita a concrete iniziative a favore di un “dopo di me” che garantisca serenità ai familiari, e sostegno e cura alle persone disabili.

Il villaggio: individuare un terreno ed acquistarlo. Posizionare sullo stesso casette in legno prefabbricate per poter viverci anche stabilmente. Con il lavoro di tutti creare qualche laboratorio per poter dare la possibilità ai disabili di poter intraprendere un lavoro e con i prodotti venduti avere una piccola autonomia economica.

Ogni famiglia contribuisce alla spesa per acquisto terreno in parti uguali.

Ogni famiglia acquista la tipologia di casetta che più gli aggrada, stabilendo un max di Mq.

Ogni famiglia contribuisce alla spesa per la costruzione dei laboratori in parti uguali.

Ogni famiglia si impegnerà a lasciare un fondo per continuare a sostenere le spese per il “dopo di me”.

Ogni disabile farà sempre riferimento al suo medico e ASL di competenza.

Sarebbe bello anche ricavare uno spazio per un orto ed uno spazio per ospitare animali per pet therapy o meglio ancora una stalla per ospitare Asinelli per Onoterapia.

Queste sono solo idee che mi balenano ogni tanto nella testa, mi sono sempre posto questa domanda, in modo particolare quando svolgo con ragazzi attività di falegnameria. Un domani, tra cento anni, quando un ragazzo resterà solo, senza genitori e la possibilità di entrare in una Comunità, cosa farà? Pensiamo davvero che lo stato si prenda cura dello stesso?

Il “Villaggio” potrebbe essere abitato anche da singole famiglie che amano vivere tra la natura ed allontanarsi dal caos cittadino, senza nessun impegno di “volontariato” o senza problematica del “dopo di me”. Persone anziane che hanno un animale da compagnia, dove quest’ultimo, troverebbe cure nel momento che si ritroverebbe “solo”.

Se conoscete famiglie che hanno questa problematica gli girate questa idea, ci potremmo unire, ampliarla, modificarla, e forse, davvero creare qualcosa di bello. Salvatore Mollo

.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: